sabato 7 febbraio 2015

Servizio Civile Volontario!

dal Consiglio Comunale di Cesena del 05.02.2015

La dimensione del volontariato, soprattutto in ambito giovanile, è una componente di vita che non può essere trascurata perchè elemento di valore per una crescita personale e per una espressione di comunità dentro un territorio.
Mentre si riafferma l’intenzione di consolidare, a livello governativo, l’esperienza del servizio civile volontario (è in discussione alla Camera la riforma del Servizio Civile con l’introduzione del Servizio Civile Universale) per ampliare il numero di persone da poter coinvolgere in questa esperienza e mentre si discute in modo ampio sulla riforma del Terzo Settore, occorre però evidenziare che tra i giovani siano poco diffuse le pratiche di volontariato e di partecipazione civica.
Tendenzialmente non sono molto propenso a citare dati, indagini statistiche, percentuali, ma a riguardo vorrei farlo perché sono numeri che danno lo spessore di una situazione che personalmente, nell’esperienza che vivo, trovo vera e reale.
Vorrei portare come conferma dati ricavati da un’indagine, “Rapporto Giovani”, compiuta dall’Istituto Toniolo dell’Università Cattolica di Milano che, poi, nello specifico è stata presentata e utilizzata dal Governo nell’illustrare le riforme e gli impegni futuri in questo ambito (conferenza stampa del Sottosegretario al Lavoro 20.01.2015).
Dati che si riferiscono a dei giovani nati a cavallo degli anni 2000, quindi di età compresa fra i 14 e i 17 anni. Cioè:
-       quasi il 64,7% degli intervistati non ha mai praticato esperienze di volontariato;
-       l’86,4 % non ha mai partecipato a forme associative o gruppi organizzati;
-       una partecipazione che diminuisce ancora quando si considerano partiti o movimenti politici; solo l’8,8 % degli intervistati è coinvolto.
Dati che ancora di più confermano una tendenza che a mio avviso porta, insieme ad un diminuzione di ricchezza che ogni giovane riceve da un’esperienza di volontariato, ad un indebolimento della democrazia.
I motivi che esprimono questo indebolimento sono diversi, non solo perché si rileva uno scarso interesse sociale e per il bene comune, ma anche perché l’impegno civico è indicatore della coscienza del tessuto sociale e incide su quella “solidarietà democratica”, come la chiamava Jürgen Habermas filosofo tedesco. Il quale ritiene che proprio attraverso questa solidarietà democratica si veicola nella società un reciproco riconoscimento delle diversità e costituisce ciò che rende accettabili le regole sociali e la legittimazione degli equilibri di potere nelle istituzioni.
Perché allora c’è questo sentire fra i giovani?
Non mi addentro in analisi sociologiche, però alcuni elementi vanno evidenziati così da dare la giusta rilevanza alla dimensione del volontariato e, in esso, al servizio civile volontario.
1.    Un primo elemento proviene sicuramente da alcuni processi culturali in cui siamo immersi, nei quali si è privilegiata la dimensione individuale rispetto a quella comunitaria: sono forti i messaggi che spingono alla competizione e al successo e che portano a disinteressarsi dei legami e delle relazioni, favorendo un impegno verso la soddisfazione dei propri desideri.
2.    Un secondo elemento di lettura di questa realtà può essere connesso con lo scarso livello occupazionale. La crisi occupazionale nei giovani porta le persone che non lavorano ad essere meno coinvolte nella partecipazione civica, si sentono meno integrati nella società in cui vivono e tendono a ricercare sostegno piuttosto che offrirne agli altri.
3.    Un ulteriore elemento si può rintracciare nella egemonia involontaria delle generazioni adulte che sono radicate nelle diverse pratiche di volontariato civile e politico e spingono le nuove generazioni al disimpegno. I giovani sono portatori di novità e la sproporzione demografica fra giovano e adulti porta a far prevalere il “si è fatto sempre così”.

A fronte anche di queste considerazioni, allora, la mozione sul servizio civile che ci è posta oggi ha due risvolti che vanno apprezzati e sostenuti.
Primo!
Nella parte del ritenuto della mozione dove si esprime il valore e il senso del Servizio Civile Volontario proprio in ordine al recupero di valore sopra evidenziato.
Secondo!
Nell’impegno che vede il Comune direttamente coinvolto attraverso questo “piano di fattibilità di un sistema sperimentale di Servizio Civile”. Un impegno che coinvolge il Comune come espressione di una “città larga” in cui non si cercano nel Servizio Civile vantaggi economici. Davvero occorre essere liberi da interessi particolari e di parte.
Il Comune in questo può alzare il livello e la prospettiva anche a partire dalle relazioni con gli altri enti che nel territorio si occupano di Servizio Civile.
Vorrei che vedessimo i risvolti positivi di questo recupero, anche governativo, in risorse per la promozione del volontariato, del Servizio Civile!
È davvero un bene che attraverso la riforma del Servizio Civile Universale vengano stanziate più risorse economiche.
Il minimo nazionale raggiunto nel 2013 pari a 1300 giovani impegnati nel Servizio Civile Volontario, era davvero preoccupante. Nel 2014 si sono stanziati fondi tali da far salire il numero a 15.600 giovani, fino alle risorse destinate per quest’anno (2015) per le quali si potrà raggiungere un numero di giovani impegnati nel servizio civile volontario pari a 50.000 unità. Questo numero è costituito da tre componenti: 34.000 posti con un bando che uscirà a marzo, 7.500 attraverso l’organizzazione del progetto “garanzia giovani”, altri 8.500 posti si ricaveranno con altri bandi  diversi.
È da accogliere, quindi con favore questo impegno del Governo italiano che vuole raggiungere i 100.000 giovani nel 2017.
Ma ribadisco, però, la necessità e la volontà di sostenere e promuovere il Sevizio Civile evitando di “usare” il Servizio Civile Volontario per altri scopi.
Il Servizio Civile Volontario può rappresentare un grande momento di impegno civico da parte dei giovani, può costituire un importante strumento di crescita personale, di partecipazione attiva, di condivisione di valori, umani e solidaristici. E certamente può costituire un’esperienza propedeutica all’ingresso vero e proprio nel mondo del lavoro.
Sostenere e promuovere un’azione specifica in riferimento al Servizio Civile Volontario da parte dell’Amministrazione, senza vincoli e legami particolari, può alzare il livello di questa partecipazione.
Il nostro interesse devono essere i giovani!  Dobbiamo dare sostegno alle loro possibilità di essere “narratori di speranza” per il futuro, invitandoli a farsi “esploratori” di questa terra, di questa nostra città, perché compromettersi, rischiare, accettare le sfide e dedicarsi sono i modi per rendere reali i sogni di vita propri di ciascun giovane.


Gilberto Zoffoli
Capogruppo Consiliare LiberaCesena


giovedì 8 gennaio 2015

Dire Europa!


L’Europa siamo noi è stato il tema di fondo che ha animato la riflessione proposta dalla Presidenza della Repubblica attraverso tre particolari sottolineature: Europa delle culture, Europa dei diritti, Europa delle scienze.
Una sollecitazione, una riflessione intensa e profonda perché parte di questo “essere noi l’Europa”.
Sì, mi pare che occorra partire da qui, perché noi siamo l’Europa!
Allora il tema rilevante e urgente è: 
DIRE EUROPA IN QUESTO TEMPO
Ritengo che questo dire abbia tre sottolineature:
  1. Dire Europa con la memoria dell’origine;
  2. Dire Europa con la novità per l’oggi
  3. Dire Europa con la speranza per il futuro.
Dire Europa con la memoria dell’origine
Sicuramente il Progetto Europeo trova radici nell’esperienza dolorosa della guerra, delle miserie umane e della disperazione. Un’Europa che non si è costituita a partire da un ragionamento su un futuro ideale, condotto dai capi delle Nazioni a tavolino, ma piuttosto un’Europa nata da uno sguardo al passato capace di compiere due esperienze fondamentali: quella della memoria e quella del perdono.
Due esperienze inscindibili!
Certamente il Progetto Europeo conosce il suo impulso in quel “MAI Più” pronunciato all’indomani degli orrori del secondo conflitto mondiale ed anche da quella inquietudine generata dalla contrapposizione che si veniva polarizzando fra blocco occidentale e blocco orientale.
Ma il Progetto Europeo nasce anche, e i Padri fondatori dovevano averlo ben presente, dall’esperienza dolorosa di successive separazioni e rivendicazioni dove il rischio molto forte era quello di un perdono affrettato che non tenesse conto adeguatamente delle ferite non rimarginate e lasciasse aperta la possibilità che queste tornassero a far male.
È in questo fare memoria del passato nel perdono che si possono collocare il fondamento di una coscienza comunitaria e l’urgenza avvertita di dare forme istituzionali. Una consapevolezza questa che giustifica quella “comunità di destino”, quale Robert Schumann  amò definire la caratteristica fondamentale dell’Europa. Ovvero l’impossibilità che ciascuna nazione europea perseguisse il proprio cammino nella storia e perseguisse il proprio sviluppo da sola e per sé soltanto.
La guerra aveva insegnato quanto ciascun paese e ciascun popolo non potesse in alcun modo risolvere le proprie questioni interne se non in una prospettiva comunitaria più ampia, avendo garantiti alcuni equilibri e obiettivi fondamentali di carattere socio economico e politico.

Dire Europa con la novità per l’oggi
È stata una sincera preoccupazione per il bene comune a sostenere De Gasperi, Adenauer, Schumann nell’incoraggiare la fase iniziale del Progetto Europeo intorno agli anni 50. Un’Europa unita come bene comune!
Una realtà che dipende da una forte compenetrazione fra ideali e realtà degli effetti! Per questo l’Europa non può essere un sistema teorico e tecnico, definito una volta per tutte.
Da qui la necessità e il senso profondo di dire Europa con novità per l’oggi!
In questo si gioca una progettualità efficace di cui la politica non può sentirsi estranea soprattutto oggi che la fiducia dei cittadini verso questa istituzione è molto provata da venti populisti ed antieuropei che rischiano di avere la meglio.
Dire Europa con novità per l’oggi, soprattutto alle nuove generazioni, è ricercare l’urgenza di un’Europa come “interesse comune” come ”punto di incontro” tra i popoli, così come si esprimeva Jean Monnet pensatore del sogno europeo, dalle molteplici concezioni di ciascuno può nascere la possibilità di una comunità europea.
Pace, solidarietà, promozione dei diritti fondamentali, creazione di un benessere diffuso, valorizzazione delle specificità nazionali in un quadro continentale sono valori che consentono di dire Europa con novità.
Ma occorre anche

Dire Europa con la speranza per il futuro.
Sì, perché solo con la fiducia e la voglia di futuro è possibile dire Europa!
Sicuramente è necessario che i popoli e gli stati membri dell’Unione Europea ritrovino uno slancio comune per affrontare e risolvere i “punti deboli” che appaiono dalla costruzione comunitaria.
E’ condivisa l’esigenza che si intervenga anche in materia di politica ed economica, oltre che monetaria, rafforzando parimenti il proprio bilancio e le possibilità d’intervento a fini redistributivi e di riequilibrio tra aree che presentano un diverso grado di sviluppo. È necessario, inoltre, il consolidamento di un modello sociale comune, a fronte dell’accentuarsi dei fenomeni speculativi che poggiano sulle differenze salariali e sindacali tra i lavoratori dei diversi Paesi membri. Nemmeno può rinviarsi oltre uno sforzo congiunto sul piano della diplomazia e della difesa, che consenta ai Paesi dell’Unione di parlare con una sola e più autorevole voce alla Comunità internazionale.
Ma insieme ai punti deboli che chiedono di essere affrontati, il futuro per l’Europa si esprime sui temi quali l’occupazione, la promozione di un modello socio-economico sostenibile, la tutela della salute umana e dell’ambiente, una gestione equilibrata delle migrazioni, il nodo della sicurezza strettamente connesso con i diritti dei popoli, la cooperazione con i Paesi poveri nei diversi continenti.
Su questi temi si gioca il futuro dell’Europa! Tutto però con la convinzione che l’Europa è il futuro!

Quel futuro che abbiamo la responsabilità, anche politica, di consegnare alle nuove generazioni.

Zoffoli Gilberto
Consiglio Comunale, Cesena 22.12.2014

La Cultura come opportunità di crescita per la città!

La Cultura come opportunità 
di crescita per la città!
Linee di indirizzo

Contenute in questo tema, ci sono delle dimensioni molto articolate sulle quali non si può sorvolare, trascurandone la portata.
Quale idea di cultura e quale idea di città!
Dobbiamo pensare e operare per una città che rappresenti davvero il progetto di vita che ciascuno costruisce insieme all’altro. Una città che esprima un progetto di umanità dove nella concretezza e nello spazio si esprima “la persona”, con la sua dignità!
In questo orizzonte la città è il luogo in cui vivere insieme, lavorare, vivere l’incontro e lo scambio delle idee, da cui scaturiscono la creatività, la ricchezza e dove si genera futuro!
Un’idea di una città che ha “un’anima”!
Una città dove la dimensione culturale esprime il suo essere! La ricchezza di una città è la sua cultura, è il suo vivere! Sì, perché la cultura è una cosa viva, è vita!
E allora la città di Cesena deve essere considerata un territorio unico ma articolato, deve costruire e comunicare organicamente una “identità”, ovvero la propria offerta di ambiente, arte, gusto, memoria, tradizione, … Come non riconoscere in tutto questo il peso, la storia, la forza che assume la nostra Biblioteca Malatestiana.
Ma il titolo riporta anche: crescita ed opportunità!
E allora … quale idea di crescita e quale idea di opportunità!
Crescita è la misura del nostro orizzonte! Non possiamo rinunciare  a crescere! A crescere come uomini e donne, come cittadini, e, ancora di più, come amministratori pubblici!
Ogni azione, ogni scelta, ogni progetto, ogni pensiero deve avere l’orizzonte lungo della crescita, dello sviluppo. Una crescita, uno sviluppo che ha una pluralità di facce!
Quella economica ne è una! Ma non possiamo dimenticare tutte quelle altre facce della crescita che permettono e realizzano il benessere! Che è stare bene!!!! Stare bene come persona, come famiglia, come impresa, come libera iniziativa, come partecipazione, come relazioni umani e sociali, come scuola, come lavoro, …  Stare bene per tutti, nessuno escluso!
Investire nella cultura diventa opportunità di crescita per la nostra città!
In latino si direbbe: “OB PORTUM”, verso il porto! Un vento favorevole che permette alle navi di entrare in sicurezza nel porto! Un’opportunità come un buon vento che soffia sulla strada che intendiamo percorrere!
La cultura è questo vento forte che ci può indirizzare verso la crescita. In tal senso non dobbiamo e non intendiamo sottovalutare l’importanza di queste linee di indirizzo sulla cultura ma anche e soprattutto il compito che siamo chiamati a svolgere nel dibattere e approvare queste linee. L’apporto e il contributo di tutti, il consenso ampio è utile, necessario, affinché un vento forte ci indirizzi velocemente verso il porto sicuro.
Entrando nel merito della delibera riguardante queste linee di indirizzo circa “La Cultura come opportunità di crescita per la città”, si possono evidenziare delle linee qualificanti ma anche delle criticità che appaiono evidenti!
ü Linee qualificanti
-  L’insieme e le parti! Cioè avere la visione dell’insieme con il riconoscimento che questo insieme è espresso da parti, ciascuna delle quali ha il suo valore! Allora va bene tenere insieme, in un progetto complessivo la Malatestiana, ma anche il teatro, il centro cinema, le attività culturali, la musica, il sistema museale, … È l’insieme con e nelle sue parti che rendono credibile un progetto culturale.
-  La Malatestiana come polo culturale!  È la centralità di questo bene, con la sua storia con la sua ricchezza che può dare forza ed essere il fulcro per la cultura cittadina ad ogni livello. È porre la Malatestiana con i suoi libri centrale in questo progetto che ne fa la differenza.
-  Cultura e Turismo. Intrecciare cultura e turismo è un’altra linea che convince. Non perché la cultura abbia bisogno, per essere tale, di avere un ufficio commerciale. Personalmente non condivido la definizione di “vetrina della cultura” , direi piuttosto che questo intreccio è una reale possibilità per rendere viva una cultura che sappia andare oltre, riesca a relazionarsi e a superare i confini di se stessa. La forza culturale è molto legata all’identità alla sua capacità di attrarre e di aprirsi verso altri territori altre culture, verso l’altro! In questo senso dare risorse al turismo e legarle alla cultura è compiere una scelta di grande intelligenza, anche politica!
-  Ottimizzazione nel rapporto spesa e gestione. È prima di tutto in linea con quanto più volte abbiamo espresso anche in fase di bilancio. È in questa economia che si sperimenta la capacità amministrativa di chi governa una città. Soprattutto in questo tempo gli sprechi le non economie non sono accettabili! Ma ancora di più oggi non ci è chiesto solo di non sprecare, ci è chiesto di più. Ci è chiesto di ottimizzare! Ottimizzazione che è in ordine alle risorse umane, agli spazi, alle dotazioni, alle strutture, … Occorre in tal senso avere coraggio!
-  Circolarità delle relazioni fra ambiti! Un circolarità certamente fra diverse realtà culturali, ma occorre anche parlare di circolarità in una prospettiva orizzontale fra pubblico e privato. Le ricchezze, le varietà, le iniziative anche private che sono caratteristica di una identità culturale di un territorio come il nostro, devono avere la possibilità di esprimersi e soprattutto di relazionarsi con pari opportunità e dignità. Pubblico e privato possono, in relazione, essere portatori e componenti di uno stesso progetto culturale per questa città.
-  La preoccupazione per richiamare risorse economiche e finanziarie. Una preoccupazione che non si può trascurare! Bene e importanti le sinergie fra le professionalità presenti nel servizio politiche comunitarie. Occorre monitorare le opportunità derivanti dai bandi in pubblicazione e dare anche una costante informazione rivolta a tutte le associazioni culturali della città.
ü Criticità Evidenti
-  Non tutto è organizzativo! C’è una presunzione! Il pensiero che “la cultura come opportunità di crescita per la città” sia una questione di assetti gestionali! Non si possono separare le scelte organizzative dal patrimonio di storia, di esperienza, di risorse che sono presenti in questa città.
-  Lo sguardo basso! Occorre alzare lo sguardo! Non si possono affrontare linee di questo genere con la esclusiva immediatezza del presente. Soprattutto quando si indirizzano delle strategie, quando parliamo di Biblioteca Malatestiana.
-  Autonomia e unione dei livelli gestionali. Mi riferisco alla costituzione di un unico settore, con tre servizi! Mi riferisco alla eliminazione dell’Istituzione Biblioteca malatestiana. Questo dell’autonomia e della unificazione dei diversi livelli gestionali è una criticità che se non ben considerata rischia di indirizzare in modo sbagliato (indirizzo e gestione complessiva) l’intero progetto. È necessaria e indispensabile l’unificazione, ma non si può eliminare quell’autonomia di indirizzo, di sollecitazione, di controllo che in particolare serve alla Biblioteca malatestiana, soprattutto nel livello scientifico.
-  La prospettiva progettuale. Occorre indicare chiaramente che si intende operare per progetti, in attuazione a delle linee che sono e che rimangono di indirizzo. Evitiamo la tentazione di confondere le linee di indirizzo con le piccole cose  che finiscono solo per soddisfare le richieste che, seppur legittime, in diversi possono avanzare.
-  Mancanza di investimenti e di risorse! È una richiesta forte a non rinunciare ad investire, a destinare risorse economiche, in questo campo della cultura.
-  Ruolo dei privati! Prima parlavo di circolarità di relazioni! Quello che manca è una sensibilità generale in queste linee verso un ruolo elaborativo, economico e di presenza delle singole realtà private che operano in questo senso. Un aiuto potrebbe dedicare dalla istituzione di una “Consulta Cultura”.
A conclusione appare indispensabile evidenziare cosa c’è in gioco con questi “atti di indirizzo”.
Ci sono in gioco: le attese, per un patrimonio che è presente, per la valorizzazione della storia, dei beni, dei tesori che questa città ha! Il futuro per una visione di città che ha un volto, una identità. La crescita, anche economica, da ritrovare attraverso la capacità di proporsi, attraverso la capacità di richiamare dall’esterno. C’è il tema dell’accoglienza di Cesena! C’è in gioco l’azione politica! Una politica che con coraggio accetta e si assume la responsabilità delle sfide, una politica che sa compiere scelte! Un’azione che si pone al di fuori di logiche di spartizioni di spazi e di potere personale e gestionale. Un’azione politica che si colloca nella valorizzazione del merito e delle competenze.
Allora concludo e mi sia consentito farlo leggendo la motivazione con la quale nel giugno 2005 l’UNESCO ha inserito la Biblioteca Malatestiana di Cesena nel Registro della Memoria del Mondo!

«La biblioteca contiene lavori di filosofia, teologia e scritti di natura biblica, così come di letteratura scientifica e classica e di differenti provenienze. È un raro esempio di una completa e meravigliosa collezione conservata dalla metà del XV secolo, appena prima dell'avvento della stampa in Europa. La collezione è un esempio unico di biblioteca umanistica del Rinascimento, momento in cui le prime valutazioni sugli scritti e sugli insegnamenti cristiani lasciavano la strada a varie considerazioni secolari.»
                                                                          
Gilberto Zoffoli
Consiglio Comunale di Cesena del 30.10.2014

lunedì 20 ottobre 2014

Educare alla Memoria - 20 ottobre 1944: La liberazione di Cesena!

E’ difficile, molto difficile essere originali nel momento in cui si ricorda una data così importante per la nostra città.
Il 20 ottobre infatti Cesena veniva liberata dalle truppe alleate, dall’VIIIa Armata, da quei soldati che combattendo contro il nazifascismo erano convenuti da paesi lontanissimi: dall’Australia alla Nuova Zelanda, dall’India fino ai soldati polacchi, inglesi, americani e come non ricordare i soldati della brigata ebraica che si sacrificarono per ridarci la libertà.
Dobbiamo anche ricordare l’importante contributo assunto dalle formazioni partigiane composte da uomini e donne iscritte a quei partiti che formarono prima il CLN e poi le giunte locali e in seguito elessero l’Assemblea Costituente.
Furono questi uomini e queste donne che riscattarono l’Italia, che permisero al nostro Paese di essere ancora una Democrazia.
Un nome fra molti, perché è certo che nella nostra terra come in altre zone, la Resistenza al nazifascismo non ha un solo volto e un solo colore, quello di Antonio Manuzzi, presidente del CLN, il cui equilibrio e la cui saggezza permise di traghettare la città dalla dittature alla democrazia, sedando gli odi e la sete di vendetta che covavano all’interno delle nostre comunità.
Un uomo insieme ad altri, penso a uomini come Galli, Ghirotti, Farabegoli, ma anche figure che hanno sacrificato la loro vita e a cui sono molto personalmente legato come Rino Suzzi di Calisese, Pietro Pironi di Gattolino, uomini il cui pensiero, l’azione, il coraggio, la generosità, l’impegno tenace, la dedizione agli ideali in cui ciascuno credeva, noi abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni, perché conoscano il loro passato, il dolore e il sangue che è stato versato per garantire a loro e a tutti noi un paese libero e civile.
Una libertà che non è di parte!
Una libertà che è di tutti, per tutti e con tutti!
Quella libertà che rende gli uomini solo e semplicemente uomini!
Libertà e Democrazia che chiedono ancora oggi il sostegno e il contributo di ciascuno con l’impegno alla pacificazione delle coscienze e dei comportamenti. Questa libertà conquistata 70 anni fa è affidata alla nostra memoria, non sciupiamola rendendola immagine di espressioni che non la rappresentano. Non sciupiamo una celebrazione!

Ma se è difficile essere originali nel ricordare questa data, è altrettanto difficile affrontare l'anniversario della liberazione senza cadere nella retorica o nella ideologia.
La chiave più attuale, allora, per celebrare oggi questo anniversario è forse porsi la domanda educativa.
Parliamo spesso del valore della memoria!
Ma la domanda educativa interpella l'importanza di educare alla memoria, ai valori della liberazione e della repubblica.
Ma cosa vuol dire in concreto trasmettere tutto ciò ai ragazzi, ai giovani, per i quali il rischio è che  “discorsi”, “lezioni”, siano distanti dal loro ascolto, dalla loro vita?
Con semplicità, educare alla memoria, vuol dire prendersi cura delle cose di tutti come fossero le nostre e delle nostre come fossero per tutti.
Se i giovani, questi nostri giovani, non vedono esempi di persone che mettono tutto questo prima del loro benessere, con sacrificio, passione e gratuità, avremo solo sprecato fiato!
L’educazione alla memoria, di questa liberazione di Cesena in particolare, chiede a noi amministratori di essere veri, di anteporre sempre l’interesse comune e il bene di tutti!
Parlando di questa giornata con mio figlio, c’è un pensiero che mi ha suggerito e che riporto all’attenzione di tutti!
Mi ha detto di citare una frase tratta da un film del 1997: Will Hunting – Genio ribelle, (con Matt Damon e Robin Williams).
In un dialogo il protagonista dice a chi lo interrogava:

La libertà, se l'ha dimenticato, è il diritto dell'anima di respirare, e se essa non può farlo le leggi sono cinte troppo strette. Senza libertà l'uomo è una sincope.” 

Gilberto Zoffoli, capogruppo
Gruppo consiliare “LiberaCesena
Consiglio Comunale – Cesena 20 ottobre 2014

lunedì 13 ottobre 2014

SER.IN.AR. e Università a Cesena


Oggi dobbiamo approvare delle variazione statutarie e altro di questo genere relativamente a SER.IN.AR. Società Consortile per Azioni (Servizi Integrati d'Area).
C'è un dato di partenza che dobbiamo tenere presente per valutare questa delibera!
Il Comune di Cesena è il socio di maggioranza di questa società alla quale partecipa con un 37,95%.
I dati parlano di un onere, di questa società sul bilancio del Comune per il 2013 pari a €. 647.932,00.  Questo è quanto annualmente pesa SER.IN.AR. sul bilancio di questo nostro comune. Verifichiamo, poi, una perdita per il 2013 pari a €. 392743,00 che sono da coprire!
Allora parliamo di SER.IN.AR. nel suo complesso non delle modifiche statutarie che hanno un carattere puramente formale!
C'è un ruolo iniziale (1988) di questa società che ha facilitato l'insediamento universitario a Forlì e a Cesena, soprattutto quando all'inizio l'Università non aveva un'amministrazione presente su questo territorio! Indubbiamente in quel periodo  SER.IN.AR. ha risolto e affrontato tutte le questioni "logistiche" (anche se in modi sui quali potremmo esprimere forti perplessità).
C'è un ruolo oggi in cui dobbiamo rilevare che si è perso quel compito iniziale di facilitatore, poiché l'università ha radicato in questi territori una importante classe dirigente che si muove in autonomia sia a livello tecnico che politico.
Alloro quel è il ruolo oggi di SER.IN.AR.?
E' forse in questa prospettiva che dobbiamo leggere le modifiche che oggi dovremmo approvare e che in particolare sono state richieste dal socio di maggioranza, il Comune di Cesena?
La questione può essere relegata solo ad un ridefinizione delle quote consortili? Non è forse il caso di fare analisi, considerazioni e scelte più opportune sul ruolo di SER.IN.AR. e sulla nostra partecipazione in questa società? In definitiva, in quel percorso di valutazione delle società partecipate da ritenere strategiche, quale idea ha questa amministrazione? Oggi la risposta di questa giunta al tema della presenza universitaria a Cesena passa attraverso SER.IN.AR.?
Sono domande che parlano di quale presenza universitaria si stia costruendo per la città!
In questo senso interpelliamo il Sindaco e la Giunta per chiedere lo stato e l'evoluzione di alcuni progetti in corso.
1.    La nuova sede di ingegneria ed architettura, per essa il Comune ha messo a disposizione il terreno mentre UNIBO ha finanziato l'opera con 27 milioni di euro. Un edificio progettato e costruito dall0Università e che dovrebbe essere ultimato per settembre 2016. Oggi sembrano superate le difficoltà legate alle condizioni terribili del terreno. Un terreno di riporto dove a suo tempo è stato scaricato di tutto. E' stata compiuta una bonifica bellica a causa della grande presenza di rottami ferromagnetici. Per Cesena, oltre al terreno di questa presenza universitaria, cosa c'è?
2.    Qualche notizia circa l'accoglienza universitaria? Mi pare esista un progetto di studentato su di un terreno (zona ex zuccherificio) che il Comune donerà all'Università la quale costruirà utilizzando finanziamenti della Legge 338/2000 per la realizzazione di residenze universitarie. Quali tempi si prospettano?
3.    La realizzazione, con fondi POR FESR 2007-2013, del Tecnopolo agroalimentare nella zona di Villa Almerici. Un investimento economico di circa 2,8 milioni in cui il Comune ci mette il 30% e l'Europa, tramite la Regione, ci mette il restante 70%. Oltre all'investimento economico qual è il coinvolgimento del Comune?
4.    Altre domande si allargano al punto del programma di mandato del Sindaco dove tratta de "LA CITTA' SAPIENTE - scuola e università". L'idea di un grande campus nella zona dell'ex zuccherificio con la realizzazione di un altro fabbricato che libererebbe sia palazzo Mazzini Marinelli sia l'ex Arrigoni (psicologia in piazzale Aldo Moro) portando tutte le scuole e i dipartimenti in un unico campus, che prospettive ha?

Domande alle quali chiediamo e attendiamo risposte! Grazie!

Gilberto Zoffoli, Consiglio comunale - Cesena 10 ottobre 2014 

Valore democratico in un "Percorso Partecipato Condiviso"






Gilberto Zoffoli, Consiglio comunale
Cesena 10 ottobre 2014



La giunta dell'unione dei Comini Valle savio ha appena approvato un "Protocollo d'intesa per la definizione di percorsi partecipativi condivisi, nella predisposizione dei bilanci dei comuni". Un tema questo che viene evidenziato quale modalità anche da parte del Comune di Cesena in vista della definizione del Bilancio di previsione 2015.
Sono necessarie alcune considerazioni a riguardo  perché "percorsi partecipativi condivisi" non siano una nuova coloritura del sistema di relazioni fra amministrazione e cittadini.
Vorrei parlate di questo tema collocandolo:
-     fra sogno e realtà;
-     fra illusione e verità;
-     fra rigore e semplicità.

Ci attendiamo molto da quanto più volte annunciato dal Sindaco e da questa amministrazione circa l'ascolto, il coinvolgimento, il contributo che i cittadini , e con essi le forze politiche possono dare alla scrittura del bilancio 2014. Un sogno? Vorremmo sperimentarlo nella realtà!!

Occorre fare attenzione senza necessariamente essere prevenuti! Conosciamo quest'amministrazione e il suo operato perché è la stessa che ha governato negli ultimi cinque anni. Allora vorremmo rigettare le illusioni, le vetrine di un falso percorso partecipato che rischia ancora di più di generare rigetto, allontanamento e rinuncia verso quanto compie la politica! No ad illusioni! Parliamo con il linguaggio della verità!
In questi tempi in cui le crescenti difficoltà nel sostenere la dimensione policentrica istituzionale definita dalle costituzione ci stanno portando ad una ridefinizione degli assetti istituzionali in nostro Paese, l'attenzione si pone verso particolari dimensioni. Quali, ad esempio, l'accelerazione verso l'unione dei comuni (entro la fine dell'anno molte delle funzione di ogni singolo comune dovranno passare all'Unione). Ma ancora alle elezioni di secondo livello che si svolgeranno domenica prossima per eleggere il nuovo Presidente e consiglio provinciale. La continua ricerca di sperimentazioni di forme continue e coordinate di cittadinanza attiva per alimentare un patrimonio partecipativo esistente. Parlo della forma "quartieri" adottata da questo Comune, per i quali i cittadini di Cesena saranno chiamati a votare nella prossima primavera. Una promozione costante di percorsi di partecipazione per tutti i cittadini. Non ultimo quello sperimentato con l'Assessore alla Cultura.
Tutto questo però deve essere inquadrato dentro precisi riferimenti che esprimono e riaffermano il "valore democratico" di una convivenza civica nel nostro territorio.
La democrazia riconosce l'esercizio del potere come essenziale al governo politico di una collettività ordinata, ma lo riporta da "palazzo" in mezzo alla casa degli uomini.
La democrazia è il valore che dobbiamo riaffermare! La democrazia è per noi un valore!
Ogni "percorso partecipativo condiviso" non può essere estraneo a questo valore che davvero vorremmo che fosse sostenuto e comune a tutti.
Una democrazia che si traduce in Democrazia Rappresentativa, Democrazia Rappresentativa e Democrazia Deliberativa.
 Tre connotazioni che interpellano il nostro ruolo di eletti in questo consiglio comunale, come rappresentanti dei cittadini. I cittadini in una loro partecipazione diretta, vera e reale alle istituzioni. I percorsi deliberativi che oggi devono arricchirsi di nuove forme (si veda il modulo predisposto dal comune per la raccolta di volontà su quali opere destinare il 20% del bilancio comunale 2015). Ma quali forme hanno davvero una inclusione deliberativa?
C'è una ricchezza molto forte nell'oggi: la modernità che  pone queste connotazioni della democrazia nonin alternativa ma in una direzione di contiguità e di commistione.
Però la verità delle cose deve essere posta prima e davanti ad interessi particola affinché non sia strumentale il "percosrso partecipativo condiviso".
Allora è utile animare questo percorso, per la definizione dle bilancio di previsione 2015, attraverso ill rigore e la  semplicità.
Rigore nella partenza e nel finale!
Dobbiamo chiedere che vengano foriti tutti i dati, gli elementi che permattano attraverso la conoscenza di rendere la partecipazione autentica.
Dobbiamo poter verificare e cogliere le diverse possibilità di scelta!
Dobbiamo avere gli strumneti per riuscire a ricondurre a numeri e a saldi finali le intenzioni!
Ma anche semplicità, che è chiarezza delle posizini, delle proposte, delle strategie!
Una semplicità che chiede la  distinzione e i margini delle deliberazioni che si possono compiere e che i diversi livelli, anche istituzionali, possono fare.

Sono stati indicati appuntamenti e tempi di questo "percorso partecipativo condiviso"! Ci auguriamo che siano modi di un percorso che non può essere vetrina e spettacolo di un Sindaco e di una Giunta, ma espressione di una sana e vera democrazia, nel suo valore che è,oggi, da riproporre e da riaffermare in questo nostro territorio.
Grazie! 

Politiche di promozione della pratica sportiva

Consiglio Comunale, Cesena 10 ottobre 2014. 
L'odierna mozione ci consente di fare alcune considerazioni in merito allo sport ed anche sul senso che deve essere dato nel mettere in atto politiche di promozione della pratica sportiva. Considerazioni quanto mai necessarie visto che siamo ormai al termine di questo anno 2014 in cui Cesena è stata dichiarata "città europea dello sport" e che richiamano il ruolo della politica affinché essa sostenga adeguate politiche di promozione dello sport. Ci pare quindi "usare" questa occasione per riaffermare i motivi che hanno portato il nostro gruppo a condividere e sostenere questa mozione. Vorrei richiamare tre dimensioni forti dello sport: il senso, il valore educativo e la gratuità dello sport.
Il senso dello sport! 
Lo sport è un'attività umana tra le più significative. Possiamo dire che lo sport riproduce su un piano simbolico la realtà della vita, che è impegno, sacrificio, lotta, sofferenza, ma anche gioia, speranza, soddisfazione e felicità. Quando si pratica uno sport, sia a livello agonistico che amatoriale, ogni partita è una sfida, che può essere vinta o persa. La grandezza dello sport sta però nel fatto che ogni sconfitta non è mai definitiva, si può trovare sempre la forza per un'altra sfida, per un'altra occasione. La capacità di rinnovare sempre la sfida, di vincere o perdere elaborando la vittoria o la sconfitta per poi tornare a confrontarsi, è anche il fondamento della nostra vita. Metodo, preparazione, applicazione, tenacia, allenamento, ricerca dell'eccellenza, rivisitazione costante della prestazione, del gesto tecnico e dello stile di gioco al fine di rivederlo, ripensarlo, aggiornarlo e perfezionarlo: lo sport è tutto questo. Così è nello sport, ma è così anche nella vita quotidiana e nel lavoro.
Il valore educativo dello sport!
Sì!! Perché il problema centrale della promozione sportiva non è limitarsi al perseguimento della conoscenza di un gesto tecnico o di un risultato, ma riuscire ad educare alla conoscenza di se stessi e degli altri. Si tratta di educare con lo sport! Questo compito non è né facile, né scontato. Richiede pazienza e sacrificio. Costa fatica proporre uno sport di qualità, che sia realmente un fattore che contribuisca a costruire nei giovani di oggi il capitale umano di domani. È faticoso costruire e offrire un modello di attività che faccia dello sport una cosa seria tra le cose serie della vita, uno sport capace di accogliere i volti delle persone: i bravi e i meno bravi, abili e disabili, i cosiddetti campioni e le «schiappe».
La gratuità nello sport!
Lo sport, ancora oggi, possiede una forza attrattiva e propulsiva di tale energia da poter incidere in modo straordinario sulle sensibilità e sulle emozioni di milioni di persone di tutte le età. Occorre però oggi interrogare lo sport su quali debbano essere i suoi principi guida e su come testimoniarli. Se da una parte lo sport professionistico è sottoposto alle logiche del denaro e dello spettacolo, dall'altra proprio questi mandano in crisi il senso e il valore stesso dello sport. La ricerca a tutti i costi del successo conduce a comportamenti sleali, tentativi di corruzione, inganni, volontà di prevalere ad ogni costo sull'altro giocatore. Il successo, la fama, la ricchezza e il potere, imposti come nuovi «valori» dallo sport professionistico, arrivano a condizionare profondamente la vita dei nostri ragazzi. Lo sport rischia di perdere i contenuti simbolici dando sempre meno spazio per i comportamenti gratuiti. Lo sport ha sempre parlato con il linguaggio del cuore. Per essere socialmente significativo, allora, lo sport deve diventare principio generativo di relazioni, stile di vita, comportamento, dialogo, partecipazione, cittadinanza attiva. Richiamo queste tre dimensioni perché a volte nemmeno le istituzioni le hanno chiare, cosicché lo sport viene preso in considerazione solo quando costituisce un'attività economica. Accanto al ruolo economico, c'è soprattutto un valore sociale che non possiamo non considerare. Ecco allora l'opportunità di questa mozione che sosteniamo e appoggiamo favorevolmente. In queste direzioni vorrei sottolineare ora il ruolo di Associazioni e Club sportivi!
Lo sport, fatto di prove e sacrifici, di gioie e delusioni, di traguardi da conquistare e sempre da rinnovare, è una grande scuola di vita, sulla quale puntare per aiutare i giovani a costruire i loro progetti, ma anche il loro senso di responsabilità, di appartenenza e di dedizione al prossimo. Ed è con esempi, iniziative e azioni concrete che bisogna alimentare il rapporto con loro, affinché educare voglia realmente dire «fare insieme», per poi creare capacità, stima di sé, identità e quindi autonomia. Al centro di questo orientamento c'è il fondamentale valore delle società sportive e dei club. In questo senso la promozione e il sostegno ad associazioni, società, club sportivi è da privilegiare. In essi, l'importanza formativa dello sport acquista la sua dimensione di maggiore efficacia, poiché diventano luogo dell'orientamento, dell'ascolto, dell'accoglienza e del recupero, che è l'esatto contrario dello sport delle palestre verso cui si sta indirizzando oggi la pratica sportiva. Occorrono però società sportive che non siano solo club erogatori di servizi, non chiuse in se stesse ma dinamiche, sempre in ascolto dei bisogni umani ed educativi del territorio, aperte alla collaborazione con le altre realtà educative (famiglie, scuole, etc.), che tengano le loro porte sempre aperte per accogliere sia i beneducati di questo mondo sia i maleducati, dal momento che sono proprio questi ultimi ad avere più bisogno della formazione che è capace di dare lo sport. C'è bisogno di società sportive che siano luoghi di incontro e di amicizia. Sostenere queste associazioni, alimentare questo senso dello sport è un investimento culturale e sociale. Ma che ripeto deve essere svolto in stretta collaborazione con le altre realtà educative di cui la famiglia è centrale! Non possono certo le difficoltà economiche di molte famiglie limitare l'accesso dei bambini e dei ragazzi ai servizi sportivi. Uno stretto legame fra famiglie e società sportive deve essere centrale. Un legame che non è certo di natura contabile.